Books: La vita sul pianeta Marte
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Di tutto questo, o caro lettore, lascio a te l'ulteriore
considerazione. Io scendo dall'Ippogrifo; tu, se ti aggrada, puoi
continuare la volata. _Messo t'ho innanzi, omai per te ti ciba_.
G. SCHIAPARELLI.
GIOVANNI V. SCHIAPARELLI
IL PIANETA MARTE
Estratto dalla rivista Natura ed Arte, Anno XIX, n° 1,1° dicembre 1909
Come suol fare a periodi alternati ora di 15 anni, ora di 17 anni, il
pianeta Marte nell'autunno scorso passò ad una delle sue minori
distanze da noi, avvicinandosi alla Terra fino a 47 milioni di
chilometri, ed apparve luminoso e magnifico più che mai non sia stato
dal 1877 a questa parto. A quella distanza, il globo di Marte, di cui
il diametro arriva a circa 7600 chilometri, sottendeva nell'occhio
dell'osservatore terrestre un angolo di 25". Sopra un tal globo ed a
tale distanza si possono discernere, con telescopi di sufficiente
potenza, le configurazioni topografiche del pianeta con un grado di
minutezza e di precisione di cui si può avere un'idea dai qui annessi
disegni. E reciprocamente, ad uno spettatore collocato in Marte non
riuscirebbe troppo difficile distinguere sulla Terra particolarità del
medesimo ordine di grandezza. L'esperienza dimostra, che con un
istrumento di dimensioni affatto comuni, munito di una lente
obbiettiva di 20 centimetri di diametro, una macchia luminosa su fondo
oscuro (od oscura su fondo luminoso) si può distinguere senza troppa
difficoltà in Marte alla sopradetta distanza di 47 milioni di
chilometri, quando ad un discreto contrasto di colore essa congiunga
un diametro reale uguale a 1/50 del diametro del pianeta, cioè a 153
chilometri. Epperciò, usando sufficiente diligenza, si potranno
scoprire in Marte, con un obbiettivo della detta dimensione, tutte le
isole non minori della Sicilia e tutti i laghi non minori del Ladoga,
isole come l'Islanda e Ceylan; laghi come quello di Aral ed il
Victoria Nyanza devono esser molto cospicui. Similmente una striscia
luminosa su fondo più oscuro, secondo le fatte esperienze, dovrebbe
essere ancora visibile quando la sua larghezza non fosso minore di
1/100 del diametro di Marte, cioè di 80 chilometri o giù di lì. Quindi
lingue di Terra od isole oblunghe come la Jutlandia e Cuba e l'istmo
centrale Americano; stretti di mare e laghi oblunghi come il
Tanganyika, il Nyassa od il Mar Vermiglio di California dovrebbero
esser visibili da un ipotetico abitante di Marte, che vi ponesse molta
attenzione. Facilissimi dovrebbero essere per lui oggetti come
l'Italia, l'Adriatico, il Mar Rosso, Sumatra e Nippon.
Tali sono press'a poco i limiti a cui può arrivare la visione dei
particolari di Marte esaminato con una lente obbiettiva di 20
centimetri in quelle occasioni, in cui si trova alla minor possibile
sua distanza da noi. Negli ultimi tempi tuttavia gli ottici hanno
imparato a costruire lenti obbiettive di molto maggior potenza così
per riguardo alla amplificazione, come per riguardo alla precisione
delle immagini; quindi i limiti sovra accennati sono stati spesso
oltrepassati, malgrado che le difficoltà di esatta costruzione
crescano in misura assai maggiore che le dimensioni di questi
telescopi giganti.
La superficie di Marte presenta un insieme di macchie diversamente
colorate, che costituiscono un sistema topografico sotto certi
rispetti analogo a ciò che si vede sulla terra, sotto altri invece
molto differente. Marte ruota intorno ad un asse come la Terra, ed ai
due poli si veggono per lo più brillare di luce vivissima due macchie
bianche, le quali presentano vicende periodiche di grandezza, e
alternamente crescono e diminuiscono secondo il ciclo delle stagioni,
che per Marte è di 687 giorni, mentre per noi è un poco più di
365. Appena si può dubitare che tali macchie bianche polari siano
immense estensioni di nevi o di ghiacci. Non sono esse da confondere
con altre macchie di candore per lo più meno puro e meno intenso, che
talvolta appajono qua e là in tutte le latitudini, prediligendo anche
certe regioni della superficie, e che sono state interpretato talvolta
come nuvole, o strati di nebbia o condensazioni simili alla nostra
brina; si vedono or qua or là senza regola manifesta, e coprono talora
vastissime estensioni.
[vedi figura 06.png]
Fuori di queste regioni bianche o biancastre la superficie del pianeta
non è tutta di colore uniforme; nella maggior parte dei luoghi il
fondo è formato da diverse gradazioni di rosso chiaro, o di aranciato
o di giallo. Quello che rimane è occupato da vere macchie, in cui
dominano colori di un tipo più scuro, diversi in diversa località, con
intensità differente. Prevalgono il grigio, il bruno, qualche volta il
nero, ma solo sopra linee o strisce di poca ampiezza. Spesso le aree
coperte da colori differenti sono divise da una netta linea di
separazione; ma non di raro accade che dall'un colore all'altro v'è un
passaggio graduale, quello che si dice una sfumatura. Tutto l'insieme
dà l'idea di un magnifico e ricco musaico di gemme sparse su fondo
d'oro diversamente ombreggiato, che nessun pittore fino ad oggi ha
saputo rappresentare nemmeno con lontana approssimazione. Le immagini
di Marte che gli astronomi disegnano il meglio che sanno stando ai
loro telescopi, oltre all'imitazione quasi sempre molto imperfetta
della linea, per difficoltà che qui sarebbe lungo e inutile
descrivere, non danno alcuna esatta idea dei colori. Ciò che si stampa
nei libri sono figure assai imperfette, per lo più assai lontane dal
vero, e trattate in semplice chiaroscuro: da esse altro non si può
ricavare che un'idea approssimata della grandezza e della disposizione
delle macchie più salienti, senza che dei colori si possa dedurne
alcuna notizia. Nè bisogna immaginarsi di veder sempre in Marte le
medesime cose; e che, messo il pianeta nel campo telescopico, ad altro
non si debba pensare, che a far un _ritratto_somigliante più o meno a
quello che si vede nel suo dischetto. Appena cominciato il suo lavoro,
l'osservatore si avvede ben presto che le macchie, le linee e tutto il
resto vanno cambiando d'aspetto lentamente, ma pur in modo sensibile
in capo ad una mezz'ora; la scena dopo tre o quattro ore si trova
intieramente diversa, nuove cose compajono mentre gli oggetti di prima
o sono scomparsi, oppure se ancora si vedono, sono talmente cambiati
di posto, e deformati nel loro contorno, da esser appena
riconoscibili. Questa è una conseguenza della rotazione di Marte
intorno al suo asse, la quale si compie in 24 ore e 40 minuti: ed è
facile vedere quale imbarazzo nasca da questo fatto a chi debba
rappresentare tante particolarità a misura d'occhio.
Considerando le cose in massa, si distinguono nella superficie di
Marte le regioni di color più chiaro, le quali sono anche le più
luminose; ad esse, in conformità di ciò che si usa anche per la Luna,
si suole dare la qualificazione di _terre_o di _continenti_, mentre
alle parti ombreggiate con tinte più oscure si assegna il nome,
egualmente convenzionale, di _mari_e di _laghi_. Questi nomi non
servono che per uso di classificazione non interamente rigorosa,
essendovi (oltre alle bianche calotte polari) alcune regioni di
carattere intermedio. Vi sono anche regioni di colore variabile, che
sembrano appartenere ora all'una ora all'altra classe secondo la
direzione in cui il Sole le illumina, o secondo la direzione in cui
son vedute dall'osservatore, in dipendenza di cause per adesso ancora
sconosciute. Tali variazioni possono farsi entro limiti estesissimi,
che dal bianco puro possono andare sino al nero assoluto, passando per
gradazioni diverse di rosso, di giallo, di grigio e di bruno. Di tali
vicende alcune si ripetono ad ogni rotazione del pianeta con una certa
regolarità, altre hanno un andamento parallelo alla stagione che
domina nella località considerata del pianeta. Il quale è soggetto
alle stesse varietà di riscaldamento e d'illuminazione che ha luogo
nelle diverse regioni della Terra. Alcune di tali vicende d'aspetto
sono in diretta connessione collo stato meteorologico e termico, ed è
possibile che vi si rendano in qualche modo visibili a noi i diversi
stadi di un ciclo vegetativo, secondo un'ipotesi abbastanza probabile,
studiata e propugnata principalmente dall'astronomo americano
Lowell. Ma l'osservazione prolungata per molti anni ha fatto
riconoscere un'altra classe di fenomeni che non sembrano dipendere dal
periodo delle stagioni, e potrebbero anche essere irregolari. In certe
località un dato aspetto di cose che sembrava permanente, viene a
mutarsi d'un tratto per intervalli, dà luogo ad altre combinazioni,
che scompajono alla loro volta, per dar luogo ad un rinnovamento più o
meno esatto del primitivo stato di cose; tutto questo saltuariamente
ed in modo che si potrebbe dire accidentale.
[vedi figura 07.png]
La carta annessa può dare un'idea approssimata del modo con cui sono
distribuite le macchie principali di Marte e la loro disposizione
rispetto ai poli ed all'equatore del pianeta. Essa è divisa in due
emisferi al modo dei mappamondi ordinari, in maniera però da collocare
in alto il polo australe ed in basso il polo boreale; ciò per render
più facile la comparazione con quello che si vede nel telescopio
astronomico. In questo, infatti, che rovescia le immagini degli
oggetti, suole il polo nord apparire nelle parti inferiori del disco,
e il polo sud nelle parti superiori[17]. La figura è di carattere
schematico, come accade nelle nostre carte geografiche; essa non ha
per iscopo di dare una _pittura_imitante l'aspetto del pianeta come se
si volesse farne un ritratto, ma serve soltanto a facilitarne
l'esposizione descrittiva. Astraendo dalle regioni polari, le quali
sono sempre o quasi sempre occupate dal bianco polare, si vede subito
che le aree più o meno ombreggiate, dette _mari_, occupano forse un
terzo della superficie intiera di Marte, e sono divise in due parti o
gruppi molto disuguali. In basso abbiamo il _Mar Boreo_, che circonda
quasi da ogni parte il polo nord, e da una parte si avvicina
all'equatore fin quasi al parallelo 40°. In alto abbiamo il _Mare
Australe_che è molto più vasto e spinge entro le aree continentali una
gran quantità di ramificazioni denominate sulla carta coi nomi di
_Gran Sirte, Mare Eritreo, Golfo delle Perle, Mare Cimmerio, Mare
Tirreno, Lago del Sole_, ecc. Fra quei due mari _Boreo_ed _Australe_si
stende la zona continentale, sparsa qua e là di linee e di macchie più
oscure. Entro i due grandi mari poi sono sparse regioni che si
mostrano come grandi isole o penisole, quali_Hesperia, Atlantis,
Hellas, Argyre, Baltià, Nerigos_, colorate in giallo per lo più, ma
non in modo permanente; talora impallidiscono, ed anche si oscurano e
prendono il colore grigiastro o bruno delle macchie propriamente
dette; solo mostrano questo colore con minor intensità. Già verso la
metà del secolo passato molti particolari di questa topografia
areografica erano stati esplorati o disegnati da abili osservatori,
quali Secchi, Dawes, Kaiser, Maedler, Lockyer, ed alcuno di essi aveva
anche intraveduto qua e là curiose configurazioni di macchiette o di
linee: ma non erano riusciti ad afferrarne con evidenza la
forma. Soltanto nel 1877, trovandosi il pianeta in una delle sue
maggiori vicinanze alla Terra (in posizione poco diversa da quella
occupata nell'autunno ora decorso), si ebbe l'opportunità di studiare
in buone condizioni e con maggior successo quei particolari prima
confusamente intraveduti e di convincersi che tutta la superficie di
Marte, ma più specialmente le aree luminose continentali, sono
occupate da un reticolato di linee sottili, formanti una specie di
triangolazione o di poligonazione, come si può vedere nella carta qui
annessa. Queste linee sono tracciate sulla superficie del pianeta o
forse entro la sua atmosfera; ognuna d'esse corre per lunghissimi
tratti, serbando per lo più una direzione costante senza angoli nè
curvature violente, formando anzi (rigorosamente o almeno
prossimamente) sul globo di Marte ciò che i geometri chiamano un
circolo massimo. Il loro corso appare continuo, senza lacune
apprezzabili alla visione telescopica, e si estende da pochi gradi (un
grado di Marte equivale press'a poco a 60 dei nostri chilometri), fino
ad occupare talvolta in lunghezza un terzo od un quarto della
circonferenza totale del pianeta (la quale è di 21.600 chilometri). La
larghezza è molto varia; per alcuni giunge a 100 o 200 chilometri,
altri ad alcune decine di chilometri, per alcuni più sottili e più
difficili a vedere la larghezza non supera che alcune unità della
stessa misura. Perciò assai diversa è la facilità con cui si possono
riconoscere e figurare con disegno; e bisogna aggiungere, che questa
facilità è molto variabile secondo il tempo e sembra dipendere in
molti casi dalla stagione che domina lungo il loro corso. Spesso si
vede qualcuno di essi traversare una delle nevi polari, formando una
traccia nerissima, che ha tutto l'aspetto di una spaccatura di esse
nevi. Queste linee sono i così detti_canali_di Marte, così denominati
per pura convenzione analoga a quella per cui alle grandi macchie si è
dato il nome di _mari_e di _continenti_. Ma della loro natura finora
poco o niente si è potuto accertare. Il nome di _canali_però e la
regolarità loro apparente ha indotto molti uomini di calda fantasia a
ravvisare in essi opere artificiali gigantesche di esseri
intelligenti; ipotesi questa che per ora non è ancora stato possibile
dimostrare che sia vera o falsa. Gli spiriti scettici hanno poi
facilmente troncato la questione, negando a queste formazioni ogni
esistenza obbiettiva, e dichiarandole come fantasmi creati
dall'immaginazione sulla base di visione confusa ed imperfetta.
[vedi figura 08.png]
Quando un canale è collocato in modo da attraversare il disco di Marte
nel suo centro, appare come una linea retta formante un diametro. Ma
girando il pianeta intorno al suo asse, in capo ad una o più ore, il
canale si presenta in prospettiva molto diversa, e s'incurva tanto più
fortemente in apparenza, quanto più è distante dal centro. Queste
variazioni di forma e di curvatura apparente si possono spiegare
esattamente secondo lo regole della prospettiva facendo l'ipotesi, che
i canali siano aderenti alla superficie del pianeta, o almeno
pochissimo distanti; la concordanza è tale, che di quell'ipotesi
nessuno può dubitare. Questo fatto, che è stato verificato centinaja e
migliaja di volte, basta da solo a dissipare qualunque dubbio potesse
nascere intorno alla realtà dei canali, e non lascia luogo a parlar
d'illusioni ottiche.
Tutti i canali hanno la proprietà di correre da un mare ad un altro, o
dal mare ad un lago o fra due laghi, o finalmente da un canale ad un
altro. Non si ha esempio di un canale, di cui un'estremità sia libera
e termini isolata nello spazio continentale che la circonda, senza
connettersi da qualche parte con un mare, o con un lago, o con un
canale o con un gruppo d'intersezione di più canali. Anzi tutte lo
estremità dei canali là dove terminano in uno dei mari o dei laghi,
sogliono esser molto ben definite e spesso sono segnate da una macchia
oscura, che in molti casi presenta l'aspetto di una larga foce in
forma di tromba, per cui l'ipotetico canale potrebbe dirsi sboccare
nell'ipotetico mare vicino, o nell'ipotetico lago vicino. E similmente
quando due canali s'incontrano, spesso nella loro intersezione si vede
una piccola macchia oscura, per lo più di aspetto rotondeggiante e di
diametro non molto superiore alla larghezza dei canali
medesimi. Simili macchiette sono denominate _fonti_, per analogia col
resto della nomenclatura. Il loro numero è assai variabile, in alcuni
anni se ne videro non più di due o tre, in altri anni più decine e
sembrano trovarsi frequenti in certe regioni del pianeta a preferenza
di certe altre. Nel 1907 la fotografia ne ha rivelato un gran numero
di nuovi, mentre altri prima evidenti cessarono di esser
visibili. Quando un canale ne incontra parecchi altri, avviene qualche
volta che nelle sue intersezioni con questi si vedono lungh'esso
allineati molti di questi punti oscuri, i quali formano una serie bene
ordinata, come perle infilzate in un filo. È da credere, che tutte
queste fonti o piccole macchie rotondeggianti siano ciascuna il
risultato dell'incontro di due canali; ma ciò non risulta con evidenza
dall'osservazione, essendo frequenti i casi in cui essi appajono
isolati affatto nel mezzo dei continenti senza alcuna connessione. Ma
è probabile che la connessione esista e si faccia per canali troppo
sottili per esser veduti coi nostri attuali telescopi.
In parecchi luoghi della superficie dei continenti, i canali
s'incontrano tre o quattro o più insieme formando piccolo
poligonazioni e dando luogo ad un insieme di macchie più
complicate. Nascono allora macchie oscure per lo più irregolari del
diametro di più centinaja di chilometri, e si vedono sulla carta
designati con nomi speciali, come Lago del Sole, Trivio di Caronte,
Propontide, ecc. Sono di forma più o meno regolare, secondo che i
canali da cui sono formati concorrono più o meno esattamente in un
medesimo punto. Questi laghi sono anch'essi molto variabili di colore,
di forma e di estensione; talvolta scompajono affatto, o si dividono
in più parti, e presentano fenomeni singolarissimi.
[vedi figura 09.png]
Ma riguardo ai canali e ai laghi il fenomeno più generale e più
notabile, e che nel mondo degli scettici ha provocato il maggiore
scandalo è quello assai frequente del loro sdoppiarsi, quando formano
ciò che si chiama geminazione. Un canale che prima appariva come linea
schiettamente semplice, d'un tratto si trasforma in un sistema di due
linee, quasi sempre uguali e parallele fra di loro. L'intervallo fra
le due linee è diverso da un caso all'altro, come pure la sua
proporzione alla grossezza delle linee stesse. Anche queste
geminazioni sono variabili col tempo. Non solo sembra esser diverso in
diversi tempi l'intervallo fra le due linee, ma la visibilità di essa
è soggetta a vicende, di cui non è ancora stato possibile scoprire la
norma. Talvolta una linea diventa più debole dell'altra e finisce per
sparire, l'altra rimanendo immutata e visibile come canale isolato. I
fenomeni che accompagnano la formazione delle geminazioni non si sono
ancora potuti completamente studiare; ma la durata del processo non è
mai molto lunga; le geminazioni compajono tali da un giorno all'altro,
durano qualche giorno o qualche settimana, poi si riducono di nuovo a
canali semplici, od anche entrambi i loro canali scompajono
affatto. La loro apparizione succede in diverse epoche con diversa
frequenza; talora mancano affatto o sono in piccol numero, in altre
epoche il pianeta ne è quasi tutto occupato, ed in certe occasioni se
ne son viste fino a 30 simultaneamente. Esse mancarono affatto nel
1877: frequentissime invece si mostrarono nel 1882, nel 1888 ed in
altre epoche. Nell'apparizione dell'autunno passato (per quanto
risulta dalle notizie fino ad oggi pubblicate) esse non sono mancate,
ma non sembra fossero molto abbondanti. Un certo numero se ne trova
pure nelle splendide fotografie di Marte, che il professor Lowell
ottenne durante l'apparizione del 1907.
[vedi figura 10.png]
Di tutti i svariati e complicati fenomeni di Marte quello delle
geminazioni è il più singolare ed anche, a quanto sembra, il più
difficile a interpretare. Ad esso correlativo, e quasi contrapposto è
un altro, l'apparizione e disparizione dei _ponti_. Sono striscie
luminose, regolari, rettilinee ed uniformi, che di quando in quando
compajono attraverso dei mari e dei laghi, formando di essi una
separazione completa. Il più facile e più visibile di tutti è quello
designato sulla carta col nome di _Ponte di Achille_, che rassomiglia
ad un argine o una diga posta fra il _Lago Niliaco_e quella parte del
Mar Boreo che è distinta col nome di _Golfo Acidalio_. Il Ponte
d'Achille è largo forse 200 chilometri e lungo poco meno di 1000. È
quasi permanente, ma talvolta si vede interrotto più o meno
completamente, come è avvenuto nel 1888. Un altro ponte divide in due
parti quasi uguali il Lago del Sole, ma non è sempre visibile: esso è
apparso nel 1890 ed ultimamente nel 1907. Queste zone luminose in
campo oscuro sembrano aver qualche relazione con le zone luminose, che
nelle geminazioni separano l'una dall'altra le due linee oscure che
costituiscono la geminazione.
[vedi figura 11.png]
Lo studio di tutti questi enigmi è appena cominciato; nulla ancora vi
ha di certo sui principi a cui si dovrà appoggiare una razionale
interpretazione dei medesimi. Tutto dipenderà dai progressi che farà
nei prossimi anni la rappresentazione fotografica di Marte. La
questione farà un gran passo quando si otterranno fotografie tali, che
sopra di esso sia possibile prendere misure precise.
Un altro passo importante è stato fatto dal signor Lowell, inaugurando
lo studio spettroscopico dell'atmosfera di Marte[18]. Egli dimostrò
che quest'atmosfera comprende, fra i suoi componenti il vapor d'acqua
e l'ossigeno. Con queste scoperte egli ha trovato un importante
argomento in favore dell'ipotesi da lui con molto ingegno e con gran
copia di osservazioni sostenuta, che Marte sia pur sede della vita,
come la Terra; e che i fenomeni di variazione osservati sul pianeta
sian dovuti principalmente alla vegetazione razionalmente governata da
esseri intelligenti.
Giovanni Schiaparelli
NOTE:
[1 SECCHI. Lezioni di fisica terrestre, p. 214-216.]
[2 Leggansi particolarmente: La Pluralité des Mondes Habités: Les
mondes imaginaires et les Mondes rèels: Rècits de l'Infini: Les
Terres du Ciel: Contemplations Scientifiques.]
[3 La carta lunare di Schmidt, fatta con telescopi di 10 a 15
centimetri, ha due metri di diametro ed in essa son figurati
nientemeno che 32.856 crateri.]
[4 Parola che significa descrizione di Marte ed è derivata dal nome
greco di questo pianeta. Ares, come dal nome greco della Terra è
derivato il nome della Geografia.]
[5 Una storia completa di tutte le osservazioni fisiche e
topografiche fatte su Marte dalla meta del Secolo XVII fino al
1892 si ha nell'opera di Flammarion intitolata: La Planète Mars et
ses conditions de habitabilité: synthèse générale de toutes let
observations, climatologie, météorologie, aréographie, continents,
mers et rivages, eaux et neiges, saisons et variations observées:
illustré de 580 dessins télescopiques, et 23 cartes. Paris
1892. 600 pag. in grande 8°.]
[6 Il suo diametro sta a quello della terra in rapporto prossimamente
di uno a due, o più esattamente di 11:21. Un grado geografico, che
sul globo della terra rappresenta 60 miglia di 1852 metri
ciascuno, sul globo di Marte rappresenta quasi esattamente 60
chilometri.]
[7 Secondo in ordine di grandezza è il telescopio che con esempio
degno d'imitazione il Dott. V. Cerulli eresse l'anno scorso a
proprie spese nel suo osservatorio privato di Colle Urania presso
Teramo (Abruzzi); il diametro della lente obbiettiva e di 40
centimetri.]
[8 Riferendoci tanto per Marte, che par la Terra, all'emisfero
boreale, abbiamo le seguenti durate esatte delle stagioni in
giorni terrestri:
Primavera Estate Autunno Inverno
Per la Terra giorni 93 93 90 89
Per Marte 199 182 146 160
L'illuminazione del polo boreale di Marte dura quindi continua per 381
giorni; quella del polo australe per 306 giorni; delle notti accade
l'inverso.
[9 Son fatte queste carte secondo le solite convenzioni dei
mappamondi in due emisferi, usando la proiezione detta
omalografica. Presentano il pianeta invertito, come si vede nei
cannocchiali astronomici; per tal ragione vedesi in basso il polo
Nord, in alto il polo Sud. Coll'inversione del foglio si ottiene
la consueta orientazione convenzionale delle carte terrestri.]
[10 Questa osservazione del colore oscuro che mostran le acque
profonde vedute dall'alto in basso, si trova già fatta dal primo
pittar delle memorie antiche, il quale nell'Iliade (versi 770-71
del libro V) descrive "la sentinella che dall'alta vedetta stende
lo sguardo sopra il mare color del vino, [oínopa
pónton]" Nella versione del Monti l'aggettivo indicante il colore
è andato perduto.]
[11 La continua variabilità dei minuti particolari fa sì che una
carta di Marte non può mai esser altro che una rappresentazione
convenzionale o schematica della superficie del pianeta. Per aver
un'idea esatta del suo aspetto fisico, quale si presenta nei
telescopi, bisogna ricorrere ai disegni, dei quali molte
centinaia si trovano raccolte nell'opera del Flammarion La
Planete Mars. Un esempio ne dà la figura della pagina precedente,
la quale è stata disegnata col grande telescopio di Brera nella
sera del 15 settembre 1892. L'immagine è rovesciata, quale nel
campo telescopico appariva. Il disco di Marte allora non era più
rotondo, ma alquanto deficiente a cagione della non diretta
illuminazione del Sole; rassomigliava alla Luna due giorni prima
del plenilunio. Comparando il disegno colla carta è facile
riconoscere in quello la costa molto accidentata del Mare
Eritreo, che corre press'a poco lungo l'equatore del
pianeta. Molto evidente è il doppio corno del Golfo Sabeo, e a
destra di esso il Golfo delle Perle. Il continente al di sotto
dobbiamo immaginarlo giallo brillante, lo si vede solcato da
parecchi canali, nei quali non sarà difficile ravvisare il
Phison, l'Eufrate, l'Oronte, il Gehon, l'Indo, l'Idaspe e la
Iamuna. L'Eufrate dava sospetto di esser duplicato. In alto del
disco il Mare Eritreo e il Mare Australe appaiono divisi da una
gran penisola curvata a guisa di falce, prodotta da una insolita
appariscenza della regione detta di Deucalione, la quale si
allungò quest'anno fino a raggiungere le isole Noachide ed
Argyre, formando con queste un tutto continuato, con deboli
traccio di separazione, sulla lunghezza di quasi 6000
chilometri. Il suo colore, molto meno brillante che quello dei
continenti, era un misto del giallo di questi col bruno grigio
dei mari contigui. In alto l'ovale chiara deve immaginarsi del
bianco più splendido e più puro: rappresenta la calotta delle
nevi australi, ridotta alla forma ellittica dallo scorcio della
prospettiva, molto obliqua in quel luogo. Perchè non bisogna mai
dimenticare che davanti a noi abbiamo, sotto forma d'un disco, la
curvatura d'un emisfero.]
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