Books: La vita sul pianeta Marte
G >>
Giovanni Virginio Schiaparelli >> La vita sul pianeta Marte
Pages:
1 |
2 |
3 | 4 |
5 |
6
II.
Sulla terra le vicende delle stagioni si corrispondono nei due
emisferi con effetti quasi intieramente simmetrici nella loro
alternativa. I periodi di freddo e di caldo, di siccità e di pioggia
si producono con fasi alternate, ma analoghe, ad intervalli di sei
mesi, sotto paralleli di ugual latitudine ai due lati
dell'equatore. Le diversità di clima, che si osservano in tal caso,
sono di carattere puramente locale, dovute per lo più a condizioni
accidentali di natura topografica. Qualche piccola differenza nella
meteorologia dei due emisferi veramente si manifesta a chi consideri
le cose con molta precisione; differenza principalmente derivata da
ciò, che nell'emisfero australe le aree continentali sono meno estese
che nell'emisfero boreale. Ma questo fatto, quantunque degno di studio
per il suo carattere generale, praticamente è di poca importanza nella
considerazione del clima di una data regione australe o boreale della
Terra.
[vedi figura 04.png]
In Marte le cose sembrano proceder molto diversamente. Come dimostra
uno sguardo dato alla carta, tutto o quasi tutto l'Oceano è
concentrato intorno al polo australe, al quale per conseguenza, e alle
circostanti regioni deve corrispondere una vasta depressione nel suolo
solido del pianeta. Al contrario, dall'esser l'emisfero boreale quasi
tutto occupato da un gran continente non interrotto, siamo indotti
ragionevolmente a credere, che da quella parte si abbian le regioni
più elevate, e che più alti di tutti siano i paesi circostanti al polo
nord. Questa disposizione di cose fa si, che lo sciogliersi delle nevi
polari può avere, pel clima e per la vita organica, conseguenze ben
diverse, secondo che si tratta delle nevi australi o delle nevi
boreali. È questo un punto, il quale merita di essere esaminato con
qualche cura.
Consideriamo dapprima la calotta dei ghiacci australi, che tutta si
forma entro all'Oceano di Marte, e può giungere ad occupare di questo
Oceano una parte considerabile, forse un terzo od un quarto. Lo
sciogliersi progressivo della medesima avrà per ultimo risultato un
innalzamento del livello generale di tutto l'Oceano, e dei mari
interni minori, che lo circondano come appendici. Tale elevazione
potrà bastare ad inondare tutte le parti più basse dei continenti e
specialmente quelle che all'Oceano sono più vicine. In tale stagione
infatti si vedono molto più marcati ed oscuri, non solo i mani interni
segnati col nome di _Adriatico_, _Tirreno_, _Cimmerio_, _Sirenio_,
ecc.. ma anche gli stretti più o meno spaziosi che li uniscono
all'Oceano, e l'Oceano stesso. I golfi, onde appare frastagliato il
continente, diventano più visibili, e con essi anche taluno dei grandi
canali che dall'Oceano direttamente si spingono entro terra, per
esempio la Gran Sirte e la Nilosirte, che da essa procede. Questa
maggior espansione dell'Oceano però non arriva nelle parti più interne
dei continenti e nelle regioni boreali; impedita a quanto sembra dalla
troppo grande elevazione di queste.
L'effetto dello sciogliersi delle nevi australi è dunque di far uscire
il mare dai suoi confini, e di produrre qua e là parziali inondazioni
del medesimo sopra alcuni lembi del continente. Ora è molto dubbio, se
un tal fenomeno possa riuscire di molto vantaggio per la vita
organica, e sopratutto pei supposti abitatori del pianeta. Simili
usurpazioni periodiche del mare sul continente hanno anche luogo
presso di noi in conseguenza del flusso e del riflusso: e, quantunque
siano di periodo breve e si facciano su piccolissima scala, non credo
si possano considerare come una benedizione pei paesi dove si
producono (Olanda, Frisia, litorale nord-ovest della Germania):
vediamo anzi gli abitanti tentare di difendersene con immense
dighe. Per Marte molto dipenderà dalla natura chimica delle sostanze
disciolte nell'Oceano. Se, per esempio, quelle acque fossero salate
come quelle dei mari terrestri, la zona delle aree invase dal mare ad
ogni ritorno dell'estate (che si fa su Marte a periodi di 23 mesi
circa dei nostri) potrebbe servire alla formazione di vaste saline, o
dar luogo a vegetazioni di carattere speciale. In nessun caso
potrebbero quelle acquo supplire alla coltivazione delle aree
continentali, ed ai bisogni dell'agricoltura quale noi l'intendiamo.
Ben diverso è lo stato di cose che ci si presenta allo sciogliersi
delle nevi boreali. Essendo queste collocate nel centro del
continente, le masse liquide prodotte dalla liquefazione si diffondono
sulla circonferenza della regione nevata, convertendo in mare
temporaneo una larga zona del terreno circostante; e, correndo verso
le regioni più basse, producono una gigantesca inondazione molto bene
osservabile ai nostri telescopi. Tale inondazione si estende per molte
e grosse ramificazioni sopra terre prima asciutte, formando presso il
polo nord laghi molto estesi, che la carta nostra designa sotto i nomi
di _Mare Acidalio _e di_Lago Iperboreo_. Da tal regione inondata si
diramano grosse strisce oscure, rappresentanti al nostro sguardo
altrettante larghe correnti, per le quali le nevi liquefatte
ritornano, o tendono almeno a ritornare verso la loro sede naturale
che sta nell'altro emisfero, cioè verso le bassure australi occupate
dall'Oceano.
Riflettiamo ora, che la neve è il prodotto di una distillazione
atmosferica, nella quale l'acqua si riduce alla purezza quasi
completa. Se ciò non fosse, l'evaporazione dei nostri mari condurrebbe
alla formazione di pioggie d'acqua salata, e di nevi salate; dove
tutti sanno, che l'acqua piovana caduta a traverso di una atmosfera
non inquinata è acqua quasi assolutamente pura, come assolutamente
pura o quasi è l'acqua delle nostre nevi. Adunque la grande
inondazione boreale di Marte, risultando dallo scioglimento di nevi
cadute in terreno prima asciutto, e non essendo mescolata alle acque
di un Oceano, sarà libera da quei sali e da quelle mescolanze, da cui
non si può dubitare che sia inquinato l'Oceano australe del
pianeta. Ne possiamo concludere, che se nelle parti asciutte o
continentali della superficie di Marte vi è vita organica, gli è
esclusivamente o quasi esclusivamente allo sciogliersi delle nevi
boreali che deve la sua esistenza: gli è dalla giusta e opportuna
ripartizione delle acque venenti dal polo nord, che dipende il suo
progresso e il suo sviluppo. E se in Marte esiste una popolazione di
esseri ragionevoli capace di vincere la Natura e di costringerla a
servire ai propri intenti, la regolata distribuzione di quelle acque
sopra le regioni atte a coltura deve costituire il problema principale
e la continua preoccupazione degli ingegneri e degli statisti.
III.
Fino a questo punto abbiam potuto arrivare, combinando il risultato
delle osservazioni telescopiche con probabili deduzioni tratte da
principi conosciuti della Fisica, e da plausibili analogie. Concediamo
ora alla fantasia un più libero volo; sempre appoggiati, per quanto è
concesso, al fondamento sicuro dell'osservazione e del ragionamento,
tentiamo di renderci conto del modo, con cui sarebbe possibile in
Marte l'esistenza e lo sviluppo di una popolazione d'esseri
intelligenti, dotati di qualità e soggetti a necessità non troppo
diverse dalle nostre: e sotto quali condizioni si potrebbe ammettere,
che i fenomeni dei così detti canali e delle loro geminazioni possano
rappresentare il lavoro di una simil popolazione. Ciò che diremo non
avrà il valore di un risultato scientifico, ed anzi confinerà in parte
col romanzo. Ma le probabilità a cui per tal modo arriveremo non
saranno minori che per tanti altri romanzi più audaci e meno innocui,
che sotto il sacro nome di scienza si stampano nei libri e si
predicano nelle assemblee e nelle Università.
Comparando il globo della Terra con quello di Marte sotto il rispetto
della loro costituzione meteorologica ed idrografica, subito ci appare
manifesto, dalle cose dette di sopra, quanto il primo dei due sia
meglio disposto per accogliere la vita organica e per favorirne lo
sviluppo nelle sue forme superiori. Ai fortunati terricoli l'acqua
fecondatrice è distribuita gratuitamente dalla periodica e regolare
operazione del gran meccanismo atmosferico. Piove sui nostri campi
senza alcun nostro merito: per noi, senza alcuna nostra fatica si
condensa sulle montagne il liquido prezioso, che per mezzo dei
ruscelli e dei fiumi può in molti modi esser rivolto a nostro
vantaggio, coll'irrigazione, colla navigazione interna, colle macchine
idrauliche: e senza di questo dono, che sarebbe il genere umano? Assai
più dure condizioni di esistenza ha fatto la Natura ai poveri
Marziali. Dove rare sono le nuvole e mille le pioggie, ivi mancano
certamente le fonti ed i corsi d'acqua[13]. Tutto per loro sembra
dipendere, come già si è accennato, dalla grande inondazione prodotta
nello sciogliersi delle nevi polari boreali. La loro conservazione o
la loro prosperità richiede ad ogni costo, che siano arrestate nella
maggior quantità possibile, e trattenute per tutto il tempo necessario
quelle acque, prima che vadano a perdersi nel mare australe; che se ne
approfitti nel modo più efficace alla coltura di aree abbastanza vaste
per assicurare durante un intero anno Marziale (23 mesi nostri)
l'esistenza di tutto ciò che vive sul pianeta. Problema forse non
tanto facile e non tanto semplice! perchè la somma di acqua
disponibile è al più quella che hanno formato le nevi boreali d'una
sola invernata; quantità certamente assai grande, la quale però,
ripartita sopra tutti i continenti, potrebbe presto diventare
insufficiente, anche non tenendo conto delle perdite inevitabili per
evaporazione, filtrazione, errori di distribuzione, ecc.
Bastan questi riflessi a persuaderci, che le molte strisce oscure,
onde il pianeta è solcato per ogni verso, larghe talvolta quanto il
Mar Adriatico od il Mar Rosso e quasi sempre assai più lunghe, non
possono, malgrado il nome da noi loro assegnato di _canali_,
rappresentare nella loro vera larghezza arterie di deflusso delle
acque boreali. Se tali fossero, basterebbero a dar passo in poche ore
a tutta quanta la grande inondazione. Non solo le acque non potrebbero
esser impiegate a colture che richiedessero la durata di alcuni mesi,
ma giungerebbero al mare e vi si perderebbero prima che un vantaggio
qualunque se ne potesse trarre. Certo per le vie segnate da quelle
strisce ha luogo un deflusso, ma non tutte intiere quelle strisce
servono al deflusso. La loro larghezza è per tale scopo eccessiva, nè
a questo scopo corrisponde bene il loro variabile aspetto, e la loro
geminazione. Ciò che noi vediamo là, o che finora abbiam chiamati
_canali_, non sono larghissimi corsi d'acqua, come da alcuno fu
creduto. L'ipotesi più plausibile è quella di considerarle come _zone
di vegetazione_, estese a destra e a sinistra dei veri _canali_, i
quali esistono sì lungo le medesime linee, ma non sono abbastanza
larghi da poter esser veduti dalla Terra[14]. Queste zone di
vegetazione facilmente si distaccano sulle circostanti regioni del
pianeta per un colore più cupo, dovuto, com'è da credere, al fatto
stesso dell'inaffiatura (si sa che il terreno bagnato è di color più
oscuro che l'asciutto e disseccato dal sole) e anche in parte senza
dubbio alla presenza stessa della vegetazione; mentre per le aree
aride e condannate a perpetua sterilità rimane invariato il color
giallo uniforme che predomina su tutti i continenti. Questo colore
dobbiamo d'or innanzi considerare come rappresentante il deserto puro
ed assoluto; e pur troppo si può far stima, che i nove decimi della
superficie continentale di Marte ad esso appartengano.
Proseguendo nelle nostre deduzioni arriveremo a comprendere senza
difficoltà, che, regnando in Marte il potere della gravità, quantunque
in misura assai minore che sulla Terra[15], i liquidi diffusi alla
superficie del pianeta tenderanno a scendere ai luoghi più bassi; e
che le zone oscure destinate alla vegetazione saranno più basse delle
aree luminose circostanti, in cui l'acqua non può penetrare. Quello
pertanto che a noi appare sotto aspetto di striscia oscura, e che da
tutti finora si è chiamato _canale_, sarà un grande avvallamento della
superficie, esteso secondo la linea retta o secondo il circolo
massimo, sopra larghezze e lunghezze comparabili a quelle del Mar
Rosso. D'or innanzi daremo ad esso il nome più proprio di _valle_. La
larghezza di una tal valle è in tutti i casi presso che uniforme, e
tale dobbiamo credere ne sia pure la profondità, che diverse ragioni
c'inducono a credere molto piccola, e certamente poi molte volte
minore della larghezza. L'osservazione ci accerta che una tal valle fa
sempre capo co' suoi estremi o ad un mare, o ad un lago, o ad un'altra
valle consimile. E poichè il color oscuro, effetto della vegetazione e
dell'irrigazione, ne occupa tutta l'apparente larghezza, dobbiamo
ritenere, che i due pendii laterali siano accessibili alle acque tanto
bene quanto il fondo. Quale poi sia stata l'origine di tali valli così
numerose ed intrecciate, come si vede sulla carta, non è ora opportuno
discutere; però l'enorme loro larghezza non ci dà confidenza di
soscrivere all'opinione di coloro, che le credono prodotto di uno
scavo artificiale.
La mente nostra non è avvezza a concepire tali grandiose opere come
effetto di potenze comparabili a quella dell'uomo. Quando però dalla
considerazione generale di questi fatti si scende allo studio minuto
dei loro particolari, e sopratutto si ferma l'attenzione sopra le
misteriose geminazioni e sulla straordinaria regolarità di forma
ch'esse presentano, l'idea che qualche parte almeno secondaria vi
possa avere una razza di esseri intelligenti non può esser considerata
come intieramente assurda. Anzi, al punto in cui siamo giunti, e data
la verità delle cose sin qui esposte, tale supposizione perde quel
carattere d'audacia che ci spaventava da principio, e diventa quasi
una conseguenza necessaria.
Poniamo infatti per un momento, che lassù tutto si faccia per
conseguenza cieca di leggi fisiche, senza intervento alcuno di mente
direttiva. Le nevi del polo boreale, a misura che saranno disciolte,
correranno all'Oceano seguendo le ampie valli, che loro offrono la
strada più facile. Se il fondo delle valli è concavo (come nella
maggior parte delle nostre), l'acqua vi si riunirà in una corrente di
larghezza molto limitata, e non potrà occupare i pendii laterali, nè
produrre sopra di essi l'innaffiamento e le vegetazioni che soli
possono renderli a noi visibili. Il corso d'acqua o canale esisterà,
ma difficilmente prenderà tale ampiezza.da rendersi sensibile al
telescopio. Insomma noi non ne vedremmo nulla. Perchè l'acqua e la
vegetazione potessero espandersi sopra larghezze di 100 e 200
chilometri, bisognerebbe che il fondo della valle fosse piano e quasi
assolutamente uniforme. Avremo allora qualche cosa di simile ad un
vasto impaludamento, nel quale potrebbero ottimamente svolgersi una
flora ed una fauna somiglianti a quelle della nostra epoca
carbonifera. Con tali ipotesi è possibile renderci conto delle strisce
oscure semplici; rimane però inesplicato il fenomeno della loro
temporanea geminazione. Non si riesce a comprendere perchè in una
medesima valle l'innaffiamento e la vegetazione si faccian talvolta
sopra una linea unica, tal'altra invece si dividano sopra due linee
parallele di larghezza e d'intervallo non sempre eguale in ogni tempo,
tra le quali resta uno spazio infecondo o almeno non irrigato. Qui la
supposizione di un intervento intelligente è più che mai indicata. E
il modo di questo intervento dev'esser determinato dalle condizioni
particolari fatte dalla natura ai supposti abitatori del pianeta.
[vedi figura 05.png]
Ora prego il lettore di considerare l'annessa figura, nella quale si è
inteso di rappresentare il taglio o sezione traversale di una delle
larghe valli di Marte. In A A sono le sponde della valle, in B il suo
fondo. Se al giungere delle inondazioni s'immettesse l'acqua nella
valle senza altro apparato, essa si raccoglierebbe tutta al fondo
sotto forma di un gran fiume in quantità probabilmente eccessiva,
mentre i pendii laterali rimarrebbero asciutti. Per dare a tutta la
valle la irrigazione necessaria così in quantità come in durata, i
nostri ingegneri avrebbero scavato (e così dobbiam supporre abbiano
fatto anche gl'ingegneri di Marte) a diverse altezze sui due pendii
una serie di canali paralleli fra loro e paralleli alle sponde della
valle; canali di dimensioni comparabili alla nostra Muzza, al Canale
Cavour, al gran Canale del Gange[16]. Simili canali, di cui non è
necessario qui precisare il numero, sono rappresentati sulla figura
dallo incavature segnate colle lettere _m, n, p_... Fra due canali
contigui il terreno segue il pendio naturale verso l'asse della valle,
in modo che l'acqua da un canale più alto (come quello segnato _m_)
possa arrivare a quello che gli sta sotto (come quello segnato _n_)
espandendosi gradatamente su tutta la zona coltivata intermedia _m
n_. I due canali più bassi serviranno ad irrigare la zona più bassa di
coltivazione, che occupa il fondo della valle. All'estremità boreale
di questa stanno i robusti argini, che trattengono entro i dovuti
limiti, e fino al tempo opportuno, le acque della grande inondazione;
ivi si chiudono e si aprono le porte d'afflusso: mentre per
l'estremità australe e più bassa accadrà l'uscita delle acque residue,
che vanno a raccogliersi nell'Oceano australe.
Già si è accennato, che la copia d'acque provenienti dalle nevi di una
sola invernata sembra piuttosto inferiore che superiore ai bisogni
dell'irrigazione; la poca area delle superficie coltivate in confronto
colle deserte favorisce questa conclusione. L'apertura dei canali e
l'immissione delle acque nelle campagne di una data valle non si
potranno quindi fare a caso, ma dovranno succedersi con certa regola,
onde tutte le zone, anche le più alte, possano ricevere il fluido
benefico e conservarlo per tanto tempo, quanto ne richiede il ciclo
vegetativo delle colture adottate. Male si provvederebbe a questo, se,
per esempio, prima che la grande inondazione sia giunta al colmo, si
cominciasse a consumar l'acqua per uso delle zone più basse: perchè in
tal modo potrebbe avvenire che l'inondazione non raggiungesse il
livello necessario per irrigare le zone più alte. Queste ultime
pertanto dovranno avere la precedenza in ogni caso.
Così stando dunque disposte le cose; essendo giunta l'estate
dell'emisfero Nord, e la grande inondazione boreale essendo arrivata
alla massima altezza; il Gran Prefetto dell'Agricoltura ordina che si
apran le chiuse più alte, e che sia immessa l'acqua nei due canali più
elevati a destra e a sinistra della valle (segnati colle lettere _m
m'_nella figura qui sopra). L'irrigazione si estenderà sopra le due
zone laterali più alte (cioè _mn m'n'_); la superficie della valle
cambierà colore in queste due zone, l'abitante della Terra vedrà due
strisce parallele colorate, cioè una _geminazione_. Trascorso il tempo
sufficiente per assicurare il completo ciclo vegetativo in quelle due
prime zone, e la grande inondazione boreale essendo già in sul
decrescere, si aprono le chiuse conducenti a due canali più bassi _n
n'_, i quali frattanto avranno ricevuto anche i residui delle due zone
già irrigate. Così sarà aperta alle acque la via per fecondare due
altre zone fra loro parallele, _np n'p'_le quali a loro volta
diventeranno visibili all'osservatore terrestre. A quest'ultimo la
geminazione sembrerà or composta di due linee più larghe, l'una
proveniente dall'insieme delle due zone irrigate di destra, l'altra
dall'insieme delle due zone irrigate di sinistra. Ma col cessare della
vegetazione nelle zone più alte, _mn m'n'_, queste riprenderanno il
loro colore primitivo, e cesseranno d'esser visibili; onde a un dato
momento nel telescopio non si vedranno che le sole zone _np n'p'_più
interne; la geminazione sarà di nuovo composta di due linee sottili,
ma l'intervallo fra queste sarà minore di quanto fosse in principio,
quando erano irrigate le sole zone _mn m'n'_. Così di grado in grado,
abbassandosi le acque della grande inondazione, si passerà ad irrigare
zone sempre più basse; da ultimo, esaurite ormai quelle acque, se ne
profitterà per immetterle nella zona che forma il fondo della valle,
cioè nell'intervallo rappresentato con _pp'_. Allo spettatore
terrestre apparirà una striscia sola; la geminazione avrà cessato di
esistere. E quando il ciclo vegetativo sarà compiuto su tutte le zone
della valle, allora soltanto si potranno aprire le porte inferiori per
lasciare l'uscita alle acque residue, non senza prima aver riempito i
vasti serbatoi necessari all'uso quotidiano di quegli abitanti, e alla
coltura dei giardini durante l'intervallo della lunga
siccità. Dell'irrigazione avvenuta non rimarrà che qualche traccia
accidentale, il terreno ritornerà arido, e l'osservatore terrestre o
non vedrà più affatto la valle, o appena ne discernerà qualche lieve
indizio.
Questo piano d'operazioni, che io ho descritto qui per fissare le idee
su di un caso concreto, non sarà probabilmente il solo ad esser
praticato. Non è necessario che l'ordine d'irrigazione delle
successive zone sia sempre ed ovunque così completo e così
regolare. Se, per esempio per le colture di Marte fosse necessaria la
pratica del maggese, qualche zona dovrebbe esser lasciata senza
irrigazione. A norma poi delle diverse specie di coltura dovendo
l'irrigazione esser più lunga o più breve, non si avrà sempre la
completa simmetria sui due pendii della valle; ma potrà tale
irrigazione esser più estesa e più durevole or da una parte or
dall'altra, od anche da una parte mancar totalmente. E sul fondo della
valle, che sarebbe il luogo più opportuno per boschi, si cercherebbe
di mantenere l'umidità per il tempo più lungo che sia possibile. Così
potrebbe anche nascere una zona permanente di vegetazione, sempre più
o meno osservabile dai telescopi terrestri. In tal modo senza supporre
cose miracolose e senza vagare all'impazzata nei campi dell'ignoto,
con sobrio uso d'analogie e con plausibili deduzioni, possiamo
spiegarci non solo la varia lunghezza e il vario aspetto sotto cui ci
appaiono i così detti _canali_, cioè le valli coltivate di Marte; ma
ancora dalle necessità pratiche della vita degl'ipotetici suoi
abitanti possiamo dedurre e l'esistenza delle geminazioni, e la varia
larghezza delle linee che le compongono, le mutazioni del loro
intervallo. E si riesce a comprendere perchè le strisce, dette
_canali_, qualche volta sembrano portarsi più verso destra, e qualche
altra volta più verso sinistra, sempre conservando il medesimo
orientamento.
Ammesse le linee principali del nostro quadro, non sarà difficile il
compierlo nei particolari, e disegnare coll'immaginazione i grandiosi
argini necessari per contenere nei giusti limiti l'inondazione
boreale; i laghi o serbatoi secondari di distribuzione, necessari per
dare le acque a quelle valli, che non fanno capo direttamente a quella
inondazione; le opere occorrenti per regolare la distribuzione secondo
il tempo e secondo il luogo; i canali di primo, secondo,
terzo... ordine destinati a condurre le acque su tutto il terreno
irrigabile; i numerosi opifici, a cui le acque potranno dar moto nel
loro scendere dai ciglioni laterali della valle al fondo della
medesima. Marte dev'esser certamente il paradiso degli idraulici!
E passando ad un ordine più elevato d'idee, interessante sarà
ricercare qual forma d'ordinamento sociale sia più conveniente ad un
tale stato di cose, quale abbiamo descritto; se l'intreccio, anzi la
comunità d'interessi, onde son fra loro inevitabilmente legati gli
abitanti d'ogni valle, non rendano qui assai più pratica e più
opportuna, che sulla Terra non sia, l'istituzione del socialismo
collettivo, formando di ciascuna valle e dei suoi abitanti qualche
cosa di simile ad un colossale falanstero, per cui Marte potrebbe
diventare anche il paradiso dei socialisti. Bello altresì sarà
indagare, se sia meglio ordinar politicamente il pianeta in una gran
federazione, di cui ogni valle costituisca uno stato indipendente,
oppure se forse, a reggere quel grande organismo idraulico da cui
dipende la vita di tutti, e a conciliare le diverse necessità delle
diverse valli, non sia forse più opportuna la monarchia universale di
Dante. Ed ancora si potrà discutere, a quale rigorosa logica dovrà
essere subordinata la legislazione destinata a regolare un così
grandioso, vario e complicato complesso d'affari: quali progressi
debbano aver fatto colà la Matematica, la Meteorologia, la Fisica,
l'Idraulica e l'arte delle costruzioni, per arrivare alla soluzione
dei problemi estremamente difficili e varii, che si presentano ad ogni
tratto. Qual singolare disciplina, concordia, osservanza dello leggi e
dei diritti altrui debba regnare sopra un pianeta, dove la salute di
ciascuno è così intimamente legata alla salute di tutti; dove son
certamente sconosciuti i dissidii internazionali e le guerre: dove
quella somma ingente di studio e di lavoro e di mezzi, che i pazzi
abitanti d'un altro globo vicino consumano nel nuocersi
reciprocamente, è tutta rivolta a combattere il comune nemico, cioè le
difficoltà che l'avara Natura oppone ad ogni passo.
Pages:
1 |
2 |
3 | 4 |
5 |
6